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Approvato dal Consiglio dei Ministri lo schema di Disegno di Legge delega per la revisione dello strumento militare.

MACELLERIA DIFESA.


Roma – sabato, 07 aprile 2012

Riduzione di almeno 30.00 unità di personale militare.

Introduzione di criteri di ''flessibilita'' anche all'interno del bilancio della Difesa.

Razionalizzazione' delle strutture operative, logistiche e formative non inferiori al 30%.

Riduzione delle attuali dotazioni del personale dirigente militare di Esercito, Marina e Aeronautica nella misura del 30% per quando riguarda generali e ammiragli e del 20% per il restante personale militare dirigente.

Riduzione di 10.000 unità per il personale civile.

Questo il contenuto dello schema di Disegno di legge delega di revisione dello strumento militare nazionale varato dal Consiglio dei ministri.

Un Ddl con il quale il Governo mira a riformare le strutture, l'organizzazione e gli organici del personale militare e civile del Ministero della Difesa.

La riforma proposta dal Ministro Di Paola e approvata dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 6 aprile perseguirebbe due obiettivi principali: l'attuazione di strumenti operativi qualitativamente e tecnologicamente progrediti e la necessita' di contenere i costi, a causa dell'attuale congiuntura economica e finanziaria'.

Nel documento si conferma anche l'utilizzo di fondi derivanti dalla vendita di immobili e caserme da dismettere e che la rimodulazione dell'intero assetto delle nostre Forze armate avverra' entro il 2024.

Il conferimento della delega al Governo, per quanto riguarda il Disegno di legge di revisione dello strumento militare nazionale, dovra' essere esercitato entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore dello stesso stesso strumento normativo.

Si prevede, poi, l'esclusione del Corpo delle Capitanerie di Porto dall'ambito applicativo della stessa revisione dello strumento militare.

L'art. 2 tratta dei costi ''sostenuti dal Ministero della difesa, e in particolare, dall'Aeronautica militare, rispettivamente per i servizi di assistenza al volo sugli aeroporti militri aperti al traffico civile e per le infrastrutture e gli altri servizi forniti nell'ambito dei medesimi aeroporti'' e, piu' in generale, alle altre ipotesi in cui l'Amministrazione ''svolga attivita', a titolo oneroso, in favore di altri soggetti pubblici o privati''.

L'art.3 prevede la riduzione del personale militare a 150.000 mila unità con diverse modalità attuative e l'abbattimento di 10.000 posti in organico per il personale civile fino al raggiungimento di 20.000 unità entro il 2024.

Per questa tipologia di personale si prevede la mobilità interna ed esterna, la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale (part-time) e il ricorso a forme di lavoro a distanza.

L'art. 4 dello schema fa esplicito riferimento, ad esempio, alla necessita' di garantire ''il rimborso degli oneri sostenuti dalle Forze armate per i concorsi resi per attivita' di protezione civile''.

Il nuovo strumento militare italiano del futuro non contemplera' piu' il Consiglio superiore delle Forze armate che verra', quindi, soppresso.

L'art. 5 del Ddl specifica che le funzioni di ''alta consulenza'' oggi svolte dal Consiglio sono oggi ''ampiamente sviluppate nell'ambito dello Stato maggiore della difesa e coordinate nell'ambito del Comitato dei Capi di Stato Maggiore della difesa e coordinate nell'ambito del Comitato dei Capi di Stato maggiore, nonche' trattate dagli uffici di diretta collaborazione e dall'Ufficio centrale del bilancio e degli affari finanziari, direttamente dipendenti dal Ministero''.

Il nuovo sistema di Difesa prevedera' la possibilita' di un rimborso per gli interventi delle Forze armate in ambiti non propri, come gli interventi di protezione civile o per l'utilizzo di aerei o mezzi di trasporto.

Il Ministero della Difesa potra', inoltre, in futuro, nell'ambito degli accordi di cooperazione o di reciproca assistenza tecnico-militare siglati con gli altri Stati, svolgere una ''attivita' contrattuale per l'acquisto da parte di questi di materiali di armamento prodotti dall'industria nazionale'' ma anche ''fornire il necessario supporto tecnico-amministrativo, nel rispetto della normativa in materia di esportazione di materiali d'armamento''.

Si prevede, inoltre, che negli accordi possa essere contemplata la cessione anche di sistemi d'arma, mezzi ed equipaggiamenti in uso alle Forze armate ''che risultino in esubero'' o obsoleti.

La legge delega varata ieri dal Consiglio dei Ministri per la riforma delle forze armate conferma le anticipazioni delle scorse settimane fatte dal ministro-ammiraglio Di Paola alle Commissioni Difesa di Camera e Senato e dal Consiglio Supremo della Difesa: tagli in 10 anni al personale militare e civile della difesa (33mila addetti in meno) per avere più risorse da destinare alle armi e alle operazioni militari all'estero.

Infatti non si parla complessivamente di tagli alla spesa ma - dice Di Paola - di «bilanciare la spesa militare in senso virtuoso» (cioè meno soldi per gli stipendi e più risorse per le armi) per una riforma da fare, bontà sua, «senza richiedere risorse aggiuntive».

L'ammiraglio/ministro ha aggiunto che non si tratta di un intervento «lacrime e sangue»: quelle infatti le verseranno i dipendenti e i pensionati, mentre i generali potranno continueranno a sorridere ancora una volta.

Il bilanciamento della «spesa militare in senso virtuoso» significherà sostanzialmente un aumento della spesa per i sistemi d'arma (come appunto i cacciabombardieri F35, ma anche le fregate Fremm e Orizzonte, i sommerbili U-212) e per le missioni militari all'estero dentro un modello interventista delle forze armate italiane che segue fedelmente la logica e la strategia della Nato.

Più che una riforma, questa è una controriforma perché spenderemo tanti soldi in più per le armi, perchè le nostre forze armate avranno sempre di più un ruolo interventista, perchè saremo a ricasco della Nato e perchè in questo modo l'articolo 11 della Costituzione sarà svuotato di senso, nella forma e nella sostanza.

Altro che «grossa innovazione»!

Per non parlare delle 10.000 «eccedenze» di personale civile che, a differenza dei 40.000 militari in esubero, non hanno alcun tipo di tutela "sociale" prevista quale:

  • mobilità volontaria verso la pubblica amministrazione e gli enti locali (addio alle assunzioni dei giovani);
  • l'«aspettativa per riduzione quadri» (una specie di super Cigs al 95% dello stipendio);
  • incentivi fiscali per l'assunzione degli ex soldati in imprese private.

USB Difesa, come primo impegno, solleciterà le forze politiche presenti in Parlamento per l'avvio di un ragionamento atto alla modifica di questo disegno di legge.

E' altresì necessario avviare la discussione nei luoghi di lavoro in previsione di una inevitabile iniziativa nazionale di contestazione.    


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