SOLIDARIETA' A TUTTE LE IMPIEGATE STATALI.

Bari -

A seguito delle dichiarazioni del Ministro Brunetta, riportate dall'Ansa in una nota in data 2 aprile u.s., questa Organizzazione Sindacale esprime solidarietà a tutte le impiegate statali ed a tutte le insegnanti che non considerano il proprio lavoro un ammortizzatore sociale.

Noi non conosciamo colleghe che scappano dall'ufficio per fare la spesa e che tornano a casa all'una e mezza. Le donne sono stufe di subire attacchi in quanto eventuali casi sporadici non devono essere generalizzati.

Fiorella Kostoris denunciava l'insufficienza nella normativa italiana delle politiche di conciliazione fra lavoro e famiglia, ma ancora oggi vengono additate come se, invece di essere le vittime di un disequilibrio, ne godessero furbescamente i benefici. Le donne che quotidianamente lottano, fra infinite difficoltà, per guadagnarsi credibilità e rispetto sul posto di lavoro, per avere ruoli di responsabilità al pari degli uomini, le donne che raggiungono gli obiettivi di produttività, anche quando osservano un orario part-time, le donne alle quali viene quotidianamente fatta pesare la scarsa disponibilità all'effettuazione di straordinari, di missioni e che portano avanti il loro lavoro, le donne che troppo spesso lamentano episodi di mobbing,  meritano il nostro sostegno e non la denigrazione.

Noi non conosciamo le stesse donne che conosce il Ministro Brunetta.

Noi conosciamo donne che chiedono di usufruire della legge 104 per assistere a parenti invalidi, conosciamo donne che chiedono permessi per motivi privati  per prendere i figli dalle scuole che aprono dopo le otto e chiudono prima delle due.

Noi conosciamo donne che ricorrono al part time per seguire la famiglia. Noi conosciamo donne che rivendicano rispetto per la propria professionalità e che, a volte, sono costrette ad imitare modelli maschili. Conosciamo donne che chiedono misure a sostegno della conciliazione tra lavoro e famiglia, per non buttare via la propria professionalità.

Abbiamo la fortuna di conoscere  queste donne.

Conosciamo le donne che lavorano nel Ministero della Difesa, quelle che lavorano al fianco del personale militare, quelle che hanno difficoltà a farsi sostenere nella richiesta di poter recuperare i permessi completando l'orario quotidiano di lavoro entro le  18.00 (come tutti gli statali) e non entro l'orario di apertura della caserma o dell'aeroporto.

Conosciamo donne che vogliono in tutti gli Enti l'attivazione della Banca delle ore, donne che non hanno paura dei controlli, li vogliono.

Conosciamo donne che vogliono essere difese per poter usufruire dei propri diritti e non “pietire”  favoritismi.

Il Ministro conosce donne che fanno  finta di essere malate per accudire i figli. Forse anche noi ne abbiamo conosciuta qualcuna così, donne che si allontanano dall'Ufficio per brevi periodi per portare i figli dalla nonna, per accompagnarli dall'asilo pubblico al privato. Riteniamo sia doveroso far qualcosa per loro e che sia ipocrita limitarsi a criticarle.