Arsenali della Marina Militare in guerra tra loro: il coordinazione spezzino della Uil-Difesa Sanvenero propone che venga scelta la struttura di La Spezia come unica sede nazionale per la manutenzione delle unità navali.

Taranto -

 

COMUNICATO STAMPA RdB Arsenale Taranto

Nel mentre si tenta di portare avanti un faticoso percorso unitario tra tutte le OO.SS. ed RSU dell’Arsenale di Taranto, che riesca a scongiurare la paventata interruzione delle attività industriali che, ricordiamo è solo momentaneamente congelata in attesa di segnali concreti sulla possibilità di procedere speditamente ai lavori di messa a norma degli impianti e delle infrastruttur,e apprendiamo che per i colleghi di La Spezia siamo già chiusi!

Leggiamo su il “Secolo XIX” del 19 aprile 2008 un intervento a gamba tesa tendente a “fare pressioni sui vertici della Marina affinché l’Arsenale spezzino venga scelto come unica sede nazionale per la manutenzione delle unità navali” si è poi “criticato gli ingenti finanziamenti all’Arsenale di Taranto rispetto a quello della Spezia. Tanto più ora che l’Arsenale pugliese vede i lavori sospesi dopo l’ennesimo intervento dell’autorità giudiziaria”. L’articolo titolato “Due Arsenali in guerra”  riporta l’intervento dei sindacati nel contesto della festa degli anziani; il portavoce delle OO.SS. partendo dai risultati delle elezioni politiche con relativo cambio di Governo spera in un diverso indirizzo politico più aderente alle proprie aspettative. Su tali uscite che peraltro si sono meritate il ringraziamento dell’ammiraglio Paoli comandante del dipartimento, sarebbe facilissimo replicare non foss’altro in virtù del fatto che la Guerra Fredda è finita da un pezzo e che fare i lavori di manutenzione delle unità navali di stanza a Taranto, qui basate per motivazioni strategiche attinenti al mutato quadro politico internazionale e non certo per far piacere a noi, nell’Arsenale di La Spezia oltre a non essere economicamente conveniente sarebbe assolutamente impraticabile per mille motivi dei quali chi ha una minima conoscenza della Forza Armata dovrebbe essere consapevole. Non ci appassiona questo aspetto e non intendiamo polemizzare con alcuno, semplicemente ci piacerebbe che il sindacato parlasse una sola lingua a Taranto come a Roma e come a La Spezia (anche se dopo la recente clamorosa affermazione della Lega Nord ciò può essere complicato) sempre nella piena legittimità delle posizioni di ognuno che è liberissimo di cambiare parere: basta saperlo! La crisi che a vari titoli e con diversa valenza investe l’intero sistema industriale della Difesa va superata con comportamenti responsabili e con soluzioni il più possibile condivise, la Forza Armata in questo contesto ha la necessità di disporre di insediamenti industriali che abbiano la capacità di assolvere alla missione data; la Marina esiste se  esistono le navi che vanno per mare e, nella nostra ignoranza ci immaginiamo che chi ha la responsabilità di dirigerla già abbia predisposto come far fronte a questa necessità se non potrà disporre, in tutto o in parte dell’Arsenale di Taranto per un periodo più o meno lungo lasciando ad altri la risoluzione dei problemi legati ad un eventuale eccesso di personale. Se siamo giunti a questo punto le responsabilità sono da ripartire equamente tra tutti gli attori ma, in primis e per la maggior parte sono di chi aveva la responsabilità politica delle decisioni: i Governi che si sono succeduti negli ultimi dieci anni almeno. Naturalmente ciò non assolve chi avrebbe dovuto controllare né, tantomeno chi avrebbe dovuto opporsi e non l’ha fatto, anzi! Le manifestazioni di questi giorni, peraltro “a gratis”, sono state un moto spontaneo? Qual’era la piattaforma? Quali le rivendicazioni? Il ritiro della decisione della Direzione Arsenale di bloccare tutte le attività industriali, cosa che scenograficamente è avvenuta nel corso del vertice in Prefettura ove si è consentito a posporre di un pugno di giorni l’applicazione del provvedimento? Non eravamo d’accordo con quell’impostazione, l’abbiamo detto e l’abbiamo reso visibile partecipando al corteo senza esporre le nostre bandiere ed i nostri striscioni dichiarando che l’unico obiettivo che potevamo condividere era quello di non perdere nessun posto di lavoro – pubblico e privato – La proroga di qualche giorno non è utile ai lavoratori ma forse può esserlo alla controparte che potrebbe utilizzare il tempo che ci separa dalla costituzione del nuovo Governo, responsabile politico cui chiedere conto, per sbattere fuori dall’arsenale tutte le unità navali che sarà possibile sottrarre ad un eventuale blocco che le renderebbe inutilizzabili. Oggi proponiamo la nostra piattaforma, noi chiediamo

CHE NON SI PERDA NESSUN POSTO DI LAVORO   

La costituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare che accerti le responsabilità di uno stato di degrado per la richiesta della quale abbiamo attivato la raccolta di firme a sostegno di una petizione popolare ai sensi dell’Art. 50 della Costituzione finalizzata allo scopo.       

L’allargamento della missione per le attività strategiche attraverso un utilizzo del personale alternativo e mirato verso il fotovoltaico da utilizzare negli enti della difesa ma non solo. 

In presenza di eventuali ulteriori esuberi di personale non riassorbibili in ambito provinciale dal Ministero Difesa, si provveda a  porli in posizione di comando presso altre articolazioni dello stato a livello provinciale con carenze di personale, ove esplicare il proprio contenuto professionale in modo utile alla comunità  per il tempo necessario a rendere lo stabilimento un posto di lavoro in regola con le prescrizioni sulla sicurezza e la salute dei lavoratori attraverso specifici stanziamenti straordinari adeguati allo stato di crisi. Ciò li manterrebbe dipendenti della Difesa e costituirebbe il presupposto per un rientro in tempi brevi. Su questa base chiediamo il gradimento dei lavoratori, cui consegniamo una riflessione sulla quale riflettere: “Quando la persona che ti ha dato delle sicurezze, è la stessa che te le toglie, allora vuol dire che quelle non erano sicurezze ma illusioni, menzogne”

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Dal Secolo XIX del 19 aprile 2008 – edizione La Spezia

Due Arsenali in guerra

Pressioni dopo la chiusura di Taranto. I sindacati: «Spezia unica sede per i lavori» di Pierangelo Caiti «Dobbiamo fare pressioni sui vertici della Marina affinché l’Arsenale spezzino venga scelto come unica sede nazionale per la manutenzione delle unità navali, lasciando alla base di Taranto il compito di sede per le operazioni della squadra navale. Tanto più ora che l’Arsenale pugliese vede i lavori sospesi dopo l’ennesimo intervento dell’autorità giudiziaria».

E poi: il futuro del protocollo d’intesa tra Comune e ministero della Difesa per un possibile utilizzo di aree non più strettamente necessarie alla Marina Militare. Senza dimenticare i risultati delle elezioni politiche, con il cambio di Governo, e quindi un possibile diverso indirizzo politico.

Sono questi i tre punti enunciati da Giancarlo Sanvenero, coordinazione della Uil Pubblica amministrazione-Difesa, a nome delle organizzazioni sindacali unitarie.

L’occasione è stata offerta dalla cerimonia di premiazione degli anziani del lavoro che si è svolta ieri mattina, alla presenza delle massime autorità cittadine, all’interno della caserma “Piomarta” dell’Arsenale militare. ”La festa degli anziani della Difesa”, che si è conclusa con la consegna di 50 medaglie d’argento e 134 di bronzo al personale civile che ha compiuto, rispettivamente 30 e 20 anni di servizio, aveva avuto un prologo giovedì pomeriggio, quando nella sala del Circolo Ricreativo Dipendenti Difesa la banda della Marina Militare aveva tenuto un applaudito concerto. Ieri mattina alle 10,30 la cerimonia ha preso il via con la Messa solenne celebrata dal vescovo diocesano monsignor Francesco Moraglia, presenti, con il comandante in capo del Dipartimento ammiraglio Franco Paoli, tutte le autorità provinciali: l’assessore provinciale Giorgio Traversone in rappresentanza del presidente Marino Fiasella, l’assessore comunale Corrado Mori in rappresentanza del sindaco Federici, il sindaco di Lerici Emanuele Fresco, il vice prefetto Giuseppe La Rosa, il presidente del Tribunale Edoardo D’Avossa, il presidente di quello militare Marco Bacci, il questore Pasquale Ciullo e tutti i comandanti degli enti militari del Dipartimento.

Dopo la lettura del messaggio del ministro della Difesa Arturo Parisi, che ha sottolineato l’apprezzamento per il quotidiano impegno delle maestranze e ha ricordato la recente sottoscrizione di importanti accordi con le organizzazioni sindacali, ha preso la parola, secondo la consuetudine, il rappresentante sindacale Giancarlo Sanvenero che ha sottolineato «il rinnovato impegno del sindacato a difendere quei posti di lavoro del comparto Difesa che negli ultimi 150 anni hanno fatto la storia della nostra città». Sanvenero è poi passato ad elencare quelle che secondo il sindacato sono una lunga serie di carenze e occasioni perdute.

Dalla mancanza del turn-over che genera organici ridotti, ai contratti di pura sopravvivenza, alla carenza di formazione professionale, al mancato ammodernamento delle infrastrutture e dei macchinari per gli insufficienti stanziamenti. Unica grande speranza l’attuazione del protocollo d’intesa tra Comune e ministero Difesa per un diverso utilizzo di aree e strutture poco utilizzate e non più utilizzate per i fini istituzionali della Marina. «Il piano predisposto dal Comune sulla possibile rivoluzione dell’intera base navale - ha spiegato - è affascinante e ambizioso: forse troppo ambizioso, ma non è detto che debba essere realizzato così oppure niente». Ha poi rivendicato la presenza del sindacato ai tavoli tecnici in programma nei prossimi giorni. Sanvenero ha infine criticato gli ingenti finanziamenti all’Arsenale di Taranto rispetto a quello della Spezia. A Sanvenero ha rivolto un ringraziamento l’ammiraglio Paoli che ha sottolineato come sia preciso compito della Marina tendere alla migliore funzionalità e redditività della base.

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Dal Secolo XIX del 2 marzo 2007 – edizione La Spezia

In Arsenale le navi del Muggiano

La UIL abbandona uno storico pregiudizio: sì al restyling e alla manutenzione. Dopo la bufera del dopo Pampana, dentro la UIL le categorie tornano a confrontarsi e metalmeccanici e statali – tradizionalmente distanti come concezioni – arrivano a fare un direttivo unitario per lanciare una proposta comune sul futuro della base navale spezzina: un Arsenale aperto all’industria privata e una sinergia sempre più stretta con Fincantieri e le grandi aziende della Difesa.

Non si tratta, invero di un’idea nuova, ma il fatto che venga riproposto con forza in un momento in cui a Roma si sta discutendo sulla riorganizzazione degli Arsenali italiani e sulla razionalizzazione delle aree militari significa che la questione è sempre più matura. Tant’è che sul tavolo tecnico del ministero, tra le ipotesi in esame, c’è pure quella di una società mista pubblico-privata gestita da Marina-Fincantieri per il refitting e la manutenzione delle unità militari costruite nei cantieri del Muggiano e di Riva Trigoso.

Il "matrimonio" è benedetto da UILM e UIL-Difesa che, in passato, si erano trovate su sponde opposte. Gli arsenalotti, soprattutto, temevano di venire fagocitati dall’imprese privata ed espulsi gradatamente. Oggi i tempi sono cambiati eppoi lo stabilimento militare ha bisogno di ossigeno e di investimenti, vitali per mantenere l’occupazione di mille e passa dipendenti. «Diventa quasi obbligatorio progettare e realizzare una fase di rilancio che veda riuniti insieme, per convergenza di idee e di interessi, una pluralità di soggetti diversi – sostengono il segretario della UILPA-Difesa, Giancarlo Sanvenero, e quello della UILM Walter Andreetti – Sosteniamo dunque la necessità di sinergie tra l’industria della Difesa e la Marina militare, con la sua componente civile, in modo da offrire nuove possibilità di sviluppo a un sito destinato, in caso contrario, a essere il fantasma del suo passato»

Ma Andreetti e Sanvenero vanno oltre: propongono che Fincantieri trasferisca lo stabilimento di Muggiano all’interno dell’Arsenale dove già esistono capannoni, officine, moli, banchine e soprattutto bacini per la produzione cantieristica. «Siamo anche per il trasferimento di Mariperman che consentirebbe di liberare l’intera costa di levante a favore di porticcioli e cantieri nautici – proseguono – Una stretta sinergia Marina-industria della Difesa, peraltro, va incontro al progetto del distretto delle tecnologie marine di cui si parla tanto». A istituzioni e politici, UILM e UILPA chiedono che, nel confronto sulle aree eventualmente dismissibili, sia salvaguardato e incrementato il livello occupazionale, indipendentemente dalla tipologia di sviluppo che si intende perseguire su quel determinato sito. In secondo luogo, ricordano come le risorse rese disponibili da cessioni, permute o vendite ai privati di aree della Marina diverse da quelle dell’Arsenale debbano essere riutilizzate dal ministero per l’ammodernamento delle infrastrutture, per la riqualificazione e l’aggiornamento professionale delle maestranze, vera chiave di volta per il rilancio dell’intero settore.

 

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