BASTA LACRIME E SANGUE. BASTA CONCERTAZIONE.

Roma -

Le dichiarazioni del ministro dell'economia Padoa Schioppa, in merito al periodo di riferimento cui guardare per leggere la situazione italiana, richiamano il 1992, definendo ancora peggiore l'attuale congiuntura.

Dichiarazioni alquanto inquietanti poiché lasciano intravedere soluzioni similari a quelle utilizzate nel '92, quando per risanare i conti il governo di Giuliano Amato sanciva la "stangata", una manovra da 90 mila miliardi che fece pagare la crisi economica e i costi del risanamento esclusivamente ai lavoratori dipendenti.

In questo quadro CGIL-CISL-UIL accettarono di cofirmare con governo e Confindustria il disastroso accordo attraverso il quale in un sol botto furono cancellati scala mobile e sistema contrattuale, inaugurando la stagione nefasta della "concertazione".

Le tre confederazioni facendo loro il totem degli "interessi generali" e dimenticando quelli dei lavoratori, dopo l'accordo del 31 luglio '92, siglano quello successivo del 23 luglio '93 che, nato dalle macerie del precedente, ingabbia la contrattazione e l'azione sindacale dentro le "compatibilità del sistema".

Oggi, dunque, il richiamo al '92 di Padoa Schioppa è fin troppo inquietante e non vorremmo che preparasse il terreno per far pagare lo sfascio lasciato dal centrodestra ai soliti noti, scegliendo la strada più "semplice e veloce" di prendere i soldi che servono da chi tira la carretta e rappresenta la platea più larga e più facilmente raggiungibile.

Purtroppo anche le sirene della concertazione sembrano trovare nuova linfa, non a caso il presidente del consiglio Romano Prodi, ha convocato recentemente per una colazione di lavoro prima CGIL CISL UIL e successivamente i fantasmi dell'UGL, (confederazione questa non maggiormente rappresentativa, ma con la quale si vorrebbe riprodurre anche sul fronte sindacale il sistema bipolare), per rilanciare il metodo della concertazione, che non è mai solo un modo di fare, bensì di volta in volta è la via per costringere i sindacati ad accettare prezzi pesanti per i lavoratori e ridurre anche solo il concetto di "conflitto" a qualcosa di eversivo.

La Confederazione Unitaria di Base quarta confederazione nazionale per rappresentatività, non è stata invece invitata, in spregio alle più elementari regole di democrazia e di corrette relazioni sindacali ed ha manifestato a largo Chigi contro questi tentativi di resuscitare un sistema che ha segnato un drammatico arretramento delle condizioni di vita e dei diritti dei lavoratori.

Riteniamo il conflitto l'unico elemento in grado di regolare i rapporti tra le parti e su questo terreno rilanceremo, per impedire che per l'ennesima volta a pagare siano i lavoratori.

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