CGIL CISL UIL CONFSAL-UNSA di Torre Annunziata dichiarano fallimentare il passaggio in Agenzia Industrie Difesa. La lettera al Sindaco.

Napoli -

Una città come Torre Annunziata, vittima del degrado su cui le luci dei riflettori mai sono state spente per fenomeni di micro e macro devianze, subisce attraverso riforme nazionali, leggi e decreti, uniti al tam-tam mediatico sulla "fannulloneria" dei dipendenti pubblici, il volere di una trasformazione della macchina pubblica in una sorta di residuato bellico, sempre più svuotato di funzioni e di ruolo.

Al pubblico si sostituisce il privato che, con mani avide, attraverso le privatizzazioni e le esternalizzazioni, si affretta a sostituire lo Stato.

La Sanità, la scuola, la previdenza... diventano i terreni dove il pubblico arretra sempre più per lasciare campo libero al profitto che non si coniuga con la necessità di garantire servizi adeguati a tutti.

Questo sta accadendo anche allo Spolettificio (Fabbrica D’armi), industria bellica tra le ultime rimaste pubbliche sul territorio Torrese  occupata da 210 lavoratori/famiglie.

Nel silenzio più assoluto il sindacato concertativo, che già si era adoperato nel 2007 per la stesura del famigerato Memorandum, è stato varato il decreto legislativo d'attuazione della legge 4 marzo 2009 n.15 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e d'efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, per attuare la riforma/vendita della Pubblica Amministrazione.

Una vera e propria rivoluzione che introduce pesanti ripercussioni nel mondo del lavoro pubblico e che, calandosi sui territori come quello di Torre Annunziata, produce inevitabilmente colpi  terrificanti sull’economia, una città di per se già umiliata e in enorme difficoltà.

Oggi troviamo una Pubblica Amministrazione dove il personale, per effetto del blocco del turn­over e per effetto dei tagli agli organici, si è ridotto inesorabilmente. Invece del dipendente fannullone, tanto caro ad una stampa superficiale ed asservita, ci troviamo di fronte a lavoratori quotidianamente alle prese con un aumento dei carichi di lavoro, con un'organizzazione del lavoro praticamente inesistente, con una dirigenza lottizzata, politicamente e sindacalmente incapace di svolgere adeguatamente il suo ruolo.

Inversamente lo Spolettificio, terminando l’ultima commessa nell’anno 2010, si troverà invece in critiche condizioni lavorative, tutto determinato da una politica insistente ed una dirigenza ridotta a esercizi contabili che perseguono obiettivi di riduzione gestionale e svilimento delle funzioni per un palese prossimo smantellamento, ergendosi ahimè a guardiani e moralisti della spesa pubblica. A tutto questo prossimamente si aggiungerà l’attuazione del Decreto Brunetta che metterà in seria difficoltà il ruolo delle parti sociali, restringendo e sottraendo materie importanti di contrattazione come l'organizzazione del lavoro alle RSU.

L'idea dei governi Prodi/Berlusconi è che i beni pubblici vadano venduti per renderli produttivi e garantire la concorrenza.

Sebbene si siano vendute:

-le poste

-le autostrade

-le ferrovie

-l'Alitalia

-i debiti delle amministrazioni locali (con la finanza creativa)

-i beni del demanio

-i servizi di gestione della distribuzione dell'acqua, dell'energia elettrica, del gas, dei telefoni, delle assicurazioni, della previdenza, etc etc,

qualcuno ha notato miglioramenti nei conti dello Stato?

Il debito pubblico italiano, rimasto stazionario fino al 2005, è esploso a partire dal 2007 arrivando nel 2008 a 1600 miliardi di euro, aumentando nel 2009 verso i 1800 miliardi di euro. Si è passati in maniera evidente dal monopolio pubblico ai cartelli dei privati: i cosiddetti "furbetti del quartierino", i soli noti, gli "amici di Papi".

 

Ora tocca al Ministero della Difesa e anche allo SPOLETTIFICIO gestito dall’Agenzia Industrie Difesa.

Il progetto di razionalizzazione, valorizzazione e dismissione del vasto patrimonio immobiliare della Difesa interesserà le installazioni di più rilevante valore commerciale, quelle cioè che sono in grado di offrire un ventaglio di maggiori possibilità d'investimento, singoli edifici di particolare pregio architettonico o grandi strutture, quali fabbriche, comandi e caserme, che si trovano ormai inglobati nel centro cittadino o, comunque, nel tessuto urbano delle più importanti città d'Italia quali Napoli, Roma, Milano, Torino, Venezia, Padova, Firenze, Bologna, La Spezia e Taranto.

Per fare tutto questo, con criteri che siano quanto più vicini alla realtà ed alle esigenze degli operatori del mercato dell'immobile, sia nazionale che internazionale, è in discussione parlamentare il ddl..1373 per la costituzione della Società Difesa Servizi S.p.A. che, in un'ottica prettamente imprenditoriale, consentirà di snellire le procedure attualmente in vigore in materia di compravendita, permuta e impiego industriale delle aree di interesse per la produzione di energia.

Tutto questo avviene nel silenzio più assoluto e nella completa indifferenza dell'opinione pubblica e della classe politica, con comportamenti che nulla di buono lasciano sperare ai dipendenti della Difesa e alla collettività nel suo complesso.

Gli stessi, unitamente ai maestri protagonisti della concertazione soprattutto CISL ed UIL , nonostante la nostra puntuale e motivata contrarietà, hanno portato ad accettare supinamente una ristrutturazione del Ministero che ha portato più di 1200 colleghi ad uscire dai ruoli della Difesa e far parte di quel "carrozzone" denominato Agenzia Industrie Difesa, determinando nello Spolettificio di cui fa parte una fuga attraverso la mobilità di oltre cento lavoratori, con un contratto di natura privatistico, un peggioramento della condizioni lavorative e una netta riduzione dei diritti a fronte di vane promesse di produttività e incremento della retribuzione.

Oggi invece, con la consapevolezza di intervenire a fronte dei risultati fallimentari di quest’ultima, si è formato con la RdB/CUB un fronte unico sindacale nello Spolettificio per scongiurare  nel prossimo futuro una ulteriore sottrazione di posti di lavoro dagli unici polmoni economici rimasti in questa città, attuando un percorso con manifesta agitazione attraverso richieste di soluzioni di trasformazione e/o ristrutturazione dell’Ente e ponendo la questione all’attenzione di responsabilità politiche a tutti i livelli affinché tutto ciò abbia  un epilogo positivo atto a garantire lavoro attraverso un Piano Industriale serio per il mantenimento ed il rilancio occupazionale.

In democrazia gridare ed opporsi a questo modello iniquo di società è una pratica  doverosa che coinvolge TUTTI i protagonisti di questa Città (Istituzioni, Parti sociali, Parrocchie, Associazioni, liberi cittadini ecc.ecc.) a  mobilitarsi  per chiedere un riscatto VERO ed un Piano di sviluppo che sia  capace di offrire  il diritto al lavoro e alla libertà,  presupposti essenziali che consentono la persona a sviluppare un progetto di vita ed l’irrinunciabile valore di dignità  proiezione di base per un  benessere collettivo.

RdB/CUB Difesa - Torre Annunziata

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