Decreto Legge 98 del 6.7.2011: la manovra economica 2011-2014.

Roma -

La manovra di circa 65 miliardi di euro si inserisce in un quadro economico già disastroso, volutamente celato dal Governo, che lo aggrava ulteriormente. Un’inflazione che viaggia ormai a circa il 2,6 %( 2,8 % per giugno), un tasso di disoccupazione intorno al 8,3 che tra i giovani (15-24 anni) va oltre il 28%, i consumi sono al palo da ormai troppi anni, la crescita solo annunciata non sembra profilarsi all’orizzonte e il declino economico e politico del nostro paese, sia in rapporto all’Unione Europea che alle politiche interne, continua inesorabilmente.

La manovra (Decreto Legge n. 98 del 6.7.2011) si basa solo sui tagli di spesa e non prevede un euro per lo sviluppo sociale del paese. Sviluppo che si riduce all’intervento per decreto (Decreto Sviluppo) con una serie di liberatorie per le imprese, sino ad arrivare alla punibilità per quei dipendenti pubblici (ispettori, accertatori ecc.), che hanno il compito istituzionale di verificare la “correttezza” delle stesse imprese in merito a sicurezza, contribuzione previdenziale per i lavoratori, corretta posizione fiscale, ecc…

Una manovra quella che prevede un innalzamento della tassazione sui titoli (imposta di bollo sui conti titoli), ma non esclude da questo i titoli di Stato, incentivando così da un lato altri tipi di investimenti privati “pericolosi” e penalizzando dall’altro il piccolo risparmio e lasciando che la “speculazione finanziaria” continui impunemente.

Nel frattempo la borsa crolla per l’incertezza di un quadro politico corrotto e corruttore che ricava rendite lucrose a carico della collettività pesando per oltre 70 miliardi sul PIL nazionale. Questa scelta accelera il processo di avvicinamento del nostro paese alle “condizioni critiche” di altri stati membri dell’Unione Europea (Grecia e Portogallo).

Il Decreto per la stabilizzazione finanziaria taglia ulteriormente gli stanziamenti agli enti locali mettendo sempre più in discussione la possibilità di mantenimento dei servizi minimi essenziali, da quelli dedicati all’ambiente sino alla cura per le persone in condizioni disagiate. La continua riduzione di risorse per le regioni, le province e i comuni, ha di fatto già fortemente smantellato i servizi al cittadino, risolvendo con la privatizzazione degli stessi, che sono diventati un costo aggiuntivo per le retribuzioni e non garantiscono la universalità del servizio, rendendolo esclusivo, per chi può pagarselo.

Come può parlare di sviluppo un Decreto che di fronte al blocco dei consumi, alla crescita del dato inflattivo e della disoccupazione, propone il blocco delle retribuzioni e la drastica riduzione dei servizi pubblici? Una manovra che risponde esattamente al contrario di quello che si sarebbe dovuto fare seppur in una logica di mantenimento dell’attuale sistema sociale.

Le cifre dei tagli previsti che peseranno in massima parte sulla spesa sociale (Stato Sociale), e quindi sui cittadini e sui lavoratori pubblici e privati:

 

Manovra

In milioni di Euro

Sanità

7.500

Enti Locali

9.600

di cui:

 

Comuni

3.000

Regioni a statuto ordinario

2.400

Regioni a statuto speciale

3.000

Province

1.200

Bollo sul risparmio (principalmente BOT)

8.817

Irap su banche e assicurazioni

1.847

Ministeri

9.500

Freno alla rivalutazione pensioni

2.780

Pubblico Impiego

1.500

Altre misure

1.856

Interventi 2011/12

6.100

Totale

49.500

Fonte “Repubblica” 6/7/11

 

La reazione tiepida alla manovra da parte della CGIL si ferma alla rappresentazione manifestata con alcuni presidi. Ancora una volta apparentemente distante da CISL e UIL, che si concentrano invece, per recuperare terreno e non precipitare nei consensi per l’aperto sostegno dato alla politica economica di questo governo, su un’ipotetica, quanto improbabile, riforma del fisco. Nella sostanza, fuori dalle apparenze, riemerge al momento necessario quell’unità sindacale che continua a danneggiare gli interessi dei lavoratori, i loro diritti, le relazioni industriali e sociali del paese.

Come nel caso dell’accordo sui contratti e la rappresentanza firmato dalla CGIL insieme a cisl e UIL con Confindustria. Accordo che ha sancito la fine di una possibile minoranza interna alla CGIL e ha creato una maggiore frattura con la FIOM. Un accordo interconfederale vergognoso, che prova a mettere il bavaglio ai sindacati indipendenti e conflittuali e toglie il diritto di parola e di voto ai lavoratori. L'accordo, nato sotto la regia interessata di Confindustria, è la premessa per una politica economica di ulteriore ripristino del comando nei luoghi di lavoro a danno dei diritti dei lavoratori, sino alla forte messa in discussione del diritto di sciopero e dell’universalità dei CCNL.

Un accordo a tutela del monopolio della rappresentanza di CGIL, CISL e UIL e contro i lavoratori che non potranno esprimere rappresentanti fuori dalle logiche del sindacalismo istituzionale, complice nella gestione di una fase storica di restaurazione autoritaria nella fabbrica come nel sociale. Il timore che la rottura della coesione sociale determini scenari come quelli greci o ancor peggio come quelli del nord Africa da un lato ricompone settori di potere economico e sociali, dall’altro acuisce le differenze e le contraddizioni che risultano sempre più insanabili, determinando le condizioni oggettive di una fase sociale conflittuale senza precedenti.

L’USB ha al contrario di CGIL, CISL e UIL messo in campo uno sciopero generale dei lavoratori del Pubblico Impiego per il 15 luglio 2011 di due ore a fine turno. Le ragioni che un dipendente pubblico ha per aderire a questa prima ed immediata risposta della categoria riguardano la manovra nel suo insieme. In particolare alcuni passaggi della manovra colpiscono direttamente gli interessi della categoria del Pubblico Impiego.


Decreto Legge n. 98 del 6 luglio 2011

Art. 16

Contenimento delle spese in materia di impiego pubblico

1[…]

a) la proroga di un anno dell'efficacia delle vigenti disposizioni in materia di limitazione delle facoltà assunzionali per le amministrazioni dello Stato, ad esclusione dei Corpi di polizia, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, per le agenzie fiscali, per gli enti pubblici non economici e per gli enti dell'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;

b) la proroga fino al 31 dicembre 2014 delle vigenti disposizioni che limitano la crescita dei trattamenti economici anche accessori del personale delle pubbliche amministrazioni previste dalle disposizioni medesime;

c) la fissazione delle modalità di calcolo relative all'erogazione dell'indennità' di vacanza contrattuale per gli anni 2015-2017;

d) la semplificazione, il rafforzamento e l'obbligatorietà' delle procedure di mobilità del personale tra le pubbliche amministrazioni;

e) la possibilità che l'ambito applicativo delle disposizioni di cui alla lettera a) nonché, all'esito di apposite consultazioni con le confederazioni sindacali maggiormente rappresentative del pubblico impiego, alla lettera b) sia differenziato, in ragione dell'esigenza di valorizzare ed incentivare l'efficienza di determinati settori;

f) l'inclusione di tutti i soggetti pubblici, con esclusione delle regioni e delle province autonome, nonché degli enti del servizio sanitario nazionale, nell'ambito degli enti destinatari in via diretta delle misure di razionalizzazione della spesa, con particolare riferimento a quelle previste dall'articolo 6 del decreto-legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122;

La manovra finanziaria 2010 aveva imposto il blocco delle retribuzioni individuali fino a tutto il 2013. Il decreto allunga il blocco di un altro anno, fino a tutto il 2014. Nel frattempo, per il triennio 2015-2017 viene stanziata la sola indennità di vacanza contrattuale e questo significa che dal 2015 si attendono per i pubblici dipendenti aumenti netti di 50 euro annui, il tutto dopo cinque anni di blocco delle retribuzioni. Mentre l’inflazione continua a galoppare (2,6% su base annua) e il potere d’acquisto delle retribuzioni cala in modo drastico e socialmente drammatico.

La manovra 2011 prevede inoltre il blocco delle assunzioni per un altro anno (erano già bloccati sino al 2013), pregiudicando quel ricambio da turn-over che appare sempre più necessario, alla luce della costante riduzione di personale e del conseguente aumento dei carichi di lavoro. Senza nuovi stanziamenti per le assunzioni e con il previsto peggioramento delle regole sulla previdenza,che incentiveranno i pensionamenti, le dotazioni organiche del pubblico impiego sono destinate a contrarsi ulteriormente, compromettendo il funzionamento dei servizi erogati da ogni pubblica amministrazione (Sanità, Scuola, assistenza sociale e alla persona, previdenza, fiscalità, ecc…). Servizi essenziali per far funzionare lo stato sociale, già fortemente compromesso da precedenti provvedimenti normativi, e che non è più assimilabile ad un Paese sviluppato, capitalista, da Primo Mondo. Non sono più tutelati i diritti costituzionalmente garantiti a partire da quello al lavoro seguito dal diritto al contratto e alla retribuzione.

 

Art.16

Punto 5). In relazione ai processi di cui al comma 4, le eventuali economie aggiuntive effettivamente realizzate rispetto a quelle già previste dalla normativa vigente, dall'articolo 12 e dal presente articolo ai fini del miglioramento dei saldi di finanza pubblica, possono essere utilizzate annualmente, nell'importo massimo del 50 per cento, per la contrattazione integrativa, di cui il 50 per cento destinato alla erogazione dei premi previsti dall'articolo 19 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. La restante quota e' versata annualmente dagli enti e dalle amministrazioni dotati di autonomia finanziaria ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato.

[…]

Visite mediche

Punto 9). Il comma 5 dell'articolo 5-septies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e' sostituito dai seguenti: "comma 5. Le pubbliche amministrazioni dispongono per il controllo sulle assenze per malattia dei dipendenti valutando la condotta complessiva del dipendente e gli oneri connessi all'effettuazione della visita, tenendo conto dell'esigenza di contrastare e prevenire l'assenteismo. Il controllo e' in ogni caso richiesto sin dal primo giorno quando l'assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative.

5-bis. Le fasce orarie di reperibilità entro le quali devono essere effettuate le visite di controllo e il regime delle esenzioni dalla reperibilità sono stabiliti con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. Qualora il dipendente debba allontanarsi dall'indirizzo comunicato durante le fasce di reperibilità per effettuare visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi, che devono essere, a richiesta, documentati, è tenuto a darne preventiva comunicazione all'amministrazione.

5-ter. Nel caso in cui l'assenza per malattia abbia luogo per l'espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici l'assenza e' giustificata mediante la presentazione di attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione."

 

Art. 17

Razionalizzazione della spesa sanitaria

Punto 1. Al fine di garantire il rispetto degli obblighi comunitari e la realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, il livello del finanziamento a cui concorre lo Stato per il 2013 e' incrementato dello 0,5% rispetto al livello vigente per il 2012 ed e' ulteriormente incrementato dell'1,4% per il 2014.[…]

Con specifica Intesa fra lo Stato e le regioni, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, da stipulare entro il 30 aprile 2012, sono indicate le modalità per il raggiungimento dell'obiettivo di cui al primo periodo del presente comma.

Qualora la predetta Intesa non sia raggiunta entro il predetto termine, al fine di assicurare per gli anni 2013 e 2014 che le regioni rispettino l'equilibrio di bilancio sanitario, sono introdotte, tenuto conto delle disposizioni in materia di spesa per il personale di cui all'articolo 16, le seguenti disposizioni negli altri ambiti di spesa sanitaria:

a) nelle more del perfezionamento delle attività concernenti la determinazione annuale di costi standardizzati per tipo di servizio e fornitura da parte dell'Osservatorio dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture e anche al fine di potenziare le attività delle Centrali regionali per gli acquisti, il citato Osservatorio, a partire dal 1° luglio 2012, attraverso la Banca dati nazionale dei contratti pubblici di cui all'articolo 62-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, fornisce alle regioni un'elaborazione dei prezzi di riferimento, ivi compresi quelli eventualmente previsti dalle convenzioni Consip. […]

Ivi compresi i dispositivi medici ed i farmaci per uso ospedaliero, delle prestazioni e dei servizi sanitari e non sanitari individuati dall'Agenzia per i servizi sanitari regionali. […]

Ciò, al fine di mettere a disposizione delle regioni ulteriori strumenti operativi di controllo e razionalizzazione della spesa.

Punto 2. Con l'Intesa fra lo Stato e le regioni di cui all'alinea del comma 1 sono indicati gli importi delle manovre da realizzarsi, al netto degli effetti derivanti dalle disposizioni di cui all'articolo 16 in materia di personale dipendente e convenzionato con il Servizio sanitario nazionale per l'esercizio 2014. […]

Qualora la predetta Intesa non sia raggiunta entro il predetto termine, gli importi sono stabiliti, al netto degli effetti derivanti dalle disposizioni di cui al citato articolo 16. […]

b) I programmi operativi costituiscono prosecuzione e necessario aggiornamento degli interventi di riorganizzazione, riqualificazione e potenziamento del piano di rientro, al fine di tenere conto del finanziamento del servizio sanitario programmato per il periodo di riferimento, dell'effettivo stato di avanzamento dell'attuazione del piano di rientro, nonché di ulteriori obblighi regionali derivanti da Intese fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano o da innovazioni della legislazione statale vigente.

 

In funzione della rilevante variabilità che si registra tra le regioni, o addirittura all’interno della medesima regione tra le varie Aziende sanitarie, in termini di prezzo relativamente all’acquisto dei medesimi beni si pone l’obiettivo di conseguire un risparmio rilevante nella spesa sanitaria nazionale. In relazione alle diverse modalità organizzative regionali nell’erogazione delle prestazioni sanitarie, si dispone che le regioni conseguano l’obiettivo di risparmio anche a carico della voce di spesa concernente l’acquisto di prestazioni sanitarie presso privati accreditati. Si allarga ulteriormente il ricorso alla privatizzazione delle prestazioni sanitarie e si istituisce il costo standardizzato per il servizio e la fornitura di materiale sanitario. Questo potrebbe significare per alcune regioni la necessità di ridurre prestazioni e posti letto nel tentativo di sostenere il piano di rientro delle spese sanitarie regionali e di adeguare i costi delle prestazioni allo standard individuato dall’Osservatorio.

 

Art. 18

Interventi in materia previdenziale

Punto 1. A decorrere dal 1° gennaio 2020, ferma restando la disciplina vigente in materia di decorrenza del trattamento pensionistico e di adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni, per le lavoratrici dipendenti e per le lavoratrici autonome la cui pensione e' liquidata a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima, nonché della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, il requisito anagrafico di sessanta anni per l'accesso alla pensione di vecchiaia nel sistema retributivo e misto e il requisito anagrafico di sessanta anni di cui all'articolo 1, comma 6, lettera b), della legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, sono incrementati di un mese. Tali requisiti anagrafici sono incrementati di ulteriori due mesi a decorrere dal 1° gennaio 2021, di ulteriori tre mesi a decorrere dal 1° gennaio 2022, di ulteriori quattro mesi a decorrere dal 1° gennaio 2023, di ulteriori cinque mesi a decorrere dal 1° gennaio 2024, di ulteriori sei mesi a decorrere dal 1° gennaio 2025 e per ogni anno successivo fino al 2031 e di ulteriori tre mesi a decorrere dal 1° gennaio 2032.

[…]

Punto 3. A titolo di concorso per il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, per il biennio 2012-2013, alla fascia di importo dei trattamenti pensionistici superiore a cinque volte il trattamento minimo di pensione Inps la rivalutazione automatica, secondo il meccanismo stabilito dall'articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, non e' concessa.

[…]

Punto 5. Con effetto sulle pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2012 all’aliquota percentuale della pensione a favore dei superstiti di assicurato e pensionato nell’ambito del regime dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme esclusive o sostitutive di detto regime, nonché della gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e’ ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad età del medesimo superiori a settanta anni e la differenza di età tra i coniugi sia superiore a venti anni, del 10 per cento in ragione di ogni anno di matrimonio con il dante causa mancante rispetto al numero di 10. Nei casi di frazione di anno la predetta riduzione percentuale e’ proporzionalmente rideterminata. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano nei casi di presenza di figli di minore età, studenti, ovvero inabili. Resta fermo il regime di cumulabilità disciplinato dall’articolo 1, comma 41, della predetta legge n. 335 del 1995.

[…]

 

Con questo articolo si introduce l’allungamento dell’età pensionistica per tutti i lavoratori dipendenti, si stabilizza definitivamente il quoziente della speranza di vita come riferimento per il progressivo incremento del limite d’età pensionabile. I giovani lavoratori andranno in pensione all’incirca a 70 anni, come previsto nell’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, anticipando le scadenze per la sua applicazione di un anno. Si prevede l’allineamento dell’età pensionabile delle lavoratrici del settore privato ai livelli già previsti per le lavoratrici del settore pubblico e per la generalità dei lavoratori.

Quelli che avranno la fortuna di avere una pensione. Considerato che la precarietà contributiva è conseguenza di quella nel lavoro, il calcolo del rateo pensionistico basato sugli importi versati non è più sul calcolo retributivo (ultima retribuzione percepita), ma sul calcolo delle somme versate per la contribuzione durante la vita lavorativa. L’importo che verrà stabilito per le pensioni future sarà sempre più basso, sino a raggiungere circa il 55 - 60% dell’ultima retribuzione per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato, mentre per i lavoratori precari e con forme “flessibili” di contratto questo riferimento in percentuale non è nemmeno prevedibile.

La rivalutazione automatica per l’adattamento al costo della vita delle pensioni è bloccato sino al 2013 per gli importi percepiti superiori a 2500 € al mese, un attacco ulteriore ai ceti medi in pensione, che vedranno il loro potere d’acquisto ridursi nel tempo. Per le altre pensioni che sono sotto la soglia dei 2.500 € mensili la rivalutazione è comunque ridotta. La chicca finale è la penalizzazione del beneficio di reversibilità per i coniugi che hanno un’età anagrafica diversa, se uno dei due è più giovane dell’altro con più di 20 anni, si vedrà ridotta la percentuale di pensione attribuibile. Si pone così per decreto la differenza d’età che può intercorrere negli amori e nei matrimoni per essere riconosciuti a pieno.

 

Art. 9 

Fabbisogni standard, spending review

La disposizione prevede che per la razionalizzazione della spesa e il superamento del criterio della spesa storica, il Ministro dell’economia e delle finanze, a partire dal 2012, d’intesa con le Amministrazioni competenti, avvii con apposito atto di indirizzo, un ciclo di “spending review” (revisione della spesa) per la definizione dei fabbisogni di spesa delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato (ministeri). In particolare per queste ultime, tale attività mira a definire specifiche metodologie per la quantificazione dei relativi fabbisogni.

 

Art. 10  comma 2 

Riduzione delle spese dei Ministeri

Con conseguente taglio alle spese di funzionamento. Una riduzione che nel giro di 3 anni si attesta alla considerevole cifra di 5 miliardi. Dall’applicazione della presente norma sono esclusi, al comma 1, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, le risorse destinate alla ricerca, all’istruzione scolastica e al finanziamento del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, il Fondo Unico per lo Spettacolo e le risorse destinate alla manutenzione ed alla conservazione dei beni culturali nonché, limitatamente all’anno 2012, il Fondo per le aree sottoutilizzate. È inoltre previsto lo stesso trattamento previsto dall’Art. 16 del Decreto per tutto il personale dei ministeri.

 

Art. 19

Razionalizzazione della spesa relativa all'organizzazione scolastica

Anche per la scuola tagli pesantissimi e riduzione dei servizi. A parte l’avvio di un programma straordinario di reclutamento di personale per l’ INVALSI e l’ANSAS ( il sistema di valutazione ai fini “meritocratici” alla Brunetta), i risparmi di spesa si otterranno dall’aggregazione in istituti onnicomprensivi delle scuole dell’infanzia, delle primarie e secondarie di primo grado, che potranno avere autonomia solo con un numero di iscritti pari almeno a mille. Le scuole (circa 2000) con meno di 500 iscritti, in genere scuole nei piccoli centri di provincia di montagna o nelle isole, dovranno fare a meno del preside e soprattutto perdendo “l'autonomia” rischiano un abbassamento dell'offerta formativa.

Gli organici sono ancora una volta congelati alle dotazioni organiche del corrente anno scolastico 2011/2012, sia per quanto riguarda i docenti che gli ATA con conseguente blocco del turn over e con un addio pesante alle speranze di stabilizzazione per migliaia di precari.  Dopo i 133 mila posti tagliati, il Governo si assicura che il numero dei lavoratori della scuola non torni a crescere per effetto della crescita del numero degli studenti.

I docenti riconosciuti permanentemente inidonei all’insegnamento (4000-4500) per motivi di salute saranno collocati in mobilità verso altre amministrazioni dello Stato salvo che non presentino domanda per diventare personale ATA limandone ancora l'organico.

La parte più odiosa è certo quella relativa al sostegno, confermati gli organici nella misura di uno ogni due alunni disabili, solo grazie le migliaia di sentenze che definiscono questi “tetti” illegittimi sono possibili “deroghe” e allora si provvede all'ingresso nelle commissione mediche del rappresentante dell'INPS a “garanzia” dell'oggettività della disabilità.

Ma non basta: le scuole potranno ricorrere, per l’ azione didattica e d’integrazione, anche ai docenti di classe sovra-numerari, anche non in possesso della specializzazione relativa, misura che porterà ad una drastica riduzione dei posti disponibili per i docenti di sostegno precari e all’eliminazione delle graduatorie di sostegno!

I tagli al sistema scolastico poi vengono completati con il comma 7 dell’art. 21 con la riduzione di altri 12,5 milioni destinati agli interventi urgenti nell’istruzione e con la destinazione del fondo di 250 milioni di euro, già insufficiente, oltre che per gli LSU e libri di testo ad “eventi internazionali”! Con i tagli agli Enti Locali e alle Regioni, il diritto allo studio diventa un capitolo vuoto.


Art. 20 

Nuovo patto di stabilità interno: parametri di virtuosità

Mentre per i costi della politica, in particolare per quanto riguarda il trattamento economico degli eletti al Parlamento compresi i benefit ed i vitalizi ( art.1 comma 1), tutto è rimandato alla prossima legislatura,  come pure per l’innalzamento a livello europeo  della tassazione delle rendite finanziarie , per i tagli agli enti locali si provvede da subito.

 

L’art.20 relativo al nuovo patto di stabilità interno prevede per l’immediato tagli per 9,6 miliardi per i bilanci locali e altri 7,5 miliardi in meno per la sanità, ma a regime nel 2014 in realtà arriveranno a 9,1 miliardi per le regioni, 5,3 per gli enti locali e 11,2 miliardi sul fondo sanitario!

Una manovra che azzera il cosiddetto federalismo e mette pesantemente a rischio tutti i servizi pubblici. Assistenza sociale, trasporto pubblico locale, assistenza sanitaria, politiche di sostegno all’occupazione, edilizia scolastica, politiche educative e dell’infanzia, compresi gli asili nido e le scuole materne, investimenti in infrastrutture, su questi servizi si è abbattuta la mannaia di Tremonti.

Ai Comuni in particolare è destinato un taglio di 3 miliardi che si sommano ai 2,5 del 2012; dalla  manovra poi è sparita la norma ‘salva cassa’ con l’effetto di mettere a rischio persino il pagamento degli stipendi dei dipendenti comunali e il rispetto dei contratti.

Se consideriamo che per effetto dei tagli il Fondo Sociale Nazionale dal 2008 al 2011 si è ridotto del 75%, quello per la Famiglia e per il sostegno agli affitti dell’80% , possiamo renderci conto dell’impatto che tali misure avranno sui settori più disagiati delle nostre città.

Anche le regioni con i conti in ordine saranno costrette a tagliare le prestazioni sanitarie.

I 10 parametri previsti nella manovra per premiare i Comuni virtuosi sono fondati sull’incidenza della spesa in conto capitale, del personale e del debito, sull’autonomia finanziaria ed il ricorso ad anticipazioni di tesoreria, ma rischiano, una volta applicati, di ottenere l’effetto contrario a quello auspicato: in molti enti la spesa corrente lievita magari per la presenza di un’offerta di servizi maggiore, gestiti direttamente dai Comuni, che aumentano le uscite anche per il personale,  rispetto ad altri dove l’assistenza sociale o le politiche per l’infanzia non esistono proprio!

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