Difesa Servizi S.p.a.: società controllata dal Ministro della Difesa che gestirebbe con meccanismi di mercato non solo l'intero patrimonio della Difesa e tutti gli appalti, ma anche il personale militare e civile.

Roma -

La "Difesa Servizi S.p.a.” si concretizza e diventa realtà attraverso l'approvazione di un decreto delega con il quale si istituirebbe una Società per Azioni che disporrebbe dei siti militari e dei beni del demanio militare e gestirebbe gli appalti del settore con un giro di affari stimato attorno ai 4-5 miliardi di euro.

 

Una “novità” questa che non solo stravolge completamente gli equilibri dello strumento militare sottraendo il dibattito in Commissione Difesa, ma crea una società controllata completamente dal Ministro della Difesa (chi si ricorda dell’Agenzia Industrie Difesa?) che gestirebbe con meccanismi di mercato non solo l'intero patrimonio della Difesa e tutti gli appalti, ma anche il personale militare e civile, da impiegarsi in deroga a quanto previsto dal comma 9, dell'articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

 

Tradotto in parole semplici, si privatizza e si gestiscono i dipendenti con strumenti contrattuali di natura privata.

 

Cambiano i Governi ma non la musica!!

 

Se quello di sinistra ha introdotto una società di diritto pubblico come l’Agenzia Industrie Difesa per la gestione di alcune realtà lavorative industriali ritenute poco produttive, quello di destra ne segue le orme, azzarda e rilancia con la completa gestione di tutto il settore della Difesa.

 

Nel primo caso, ci troviamo di fronte ad un completo insuccesso della "riforma Andreatta", ormai chiaro nella sua evidenza e nel merito dei provvedimenti fallimentari adottati per l'Area Industriale, delle negative ricadute sopportate dal personale e della spesa sostenuta per il supporto degli stessi anche in termini di costi.

Le ipotesi finora avanzate dall’Amministrazione sembrano andare verso una definitiva dismissione degli enti, ad esclusione di lavorazioni di nicchia indirizzate verso la S.p.A., con la messa in mobilità di gran parte dei lavoratori. 

 

Nel secondo caso, si amplia il raggio di azione con l’introduzione di una Società per Azioni con il compito di gestire attività “industriali militari” con conseguente maggiore autonomia contrattuale, amministrativa, contabile e di bilancio, con l’affido di unità produttive e il conseguente passaggio di beni, immobili e personale sia militare che civile.

Si stabiliscono le regole di produzione, i tempi e gli obiettivi generali della gestione, nonché il finanziamento per far fronte agli oneri di esercizio ed investimento.

 

Tutto questo senza un adeguato controllo e senza che le commissioni competenti di Camera e Senato abbiano potuto discuterne per stabilire se questa privatizzazione della Difesa sia davvero utile o invece spinge a costituire rendite di posizione.

 

La volontà del ministro La Russa&C. è quello di ritenere necessaria la privatizzazione dell'intero comparto Difesa per fare “cassa” e non solo.

 

E’ del tutto evidente il progressivo disimpegno in termini di risorse finanziarie per gli investimenti e per il funzionamento, e gli intendimenti contenuti nella proposta, nonchè la volontà che ne emerge, è quella di “scaricare” definitivamente la gestione di una parte importante di Pubblica Amministrazione.

 

Assistiamo comunque ad una inaspettata quanto singolare critica alle azioni di Governo da parte di componenti sindacali che hanno sempre sostenuto politiche di privatizzazione del settore industriale della Difesa e sembrano oggi manifestare contrarietà e si ergono a difensori di una amministrazione pubblica.

Sarà il vento politico avverso o l’aspirazione a recuperare una credibilità sindacale,  quando per anni si è stati strumento di politiche che hanno soffocato, legato e impoverito i lavoratori?

 

La RdB avvierà immediatamente una campagna di informazione attraverso assemblee di posto di lavoro per sensibilizzare tutti i dipendenti sul pericolodi questa riforma che, se non troverà un momento di forte mobilitazione, rischia di diventare quella definitiva per lo smantellamento della Difesa e della Pubblica Amministrazione più in generale.

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