Il Decreto "Anticrisi" approvato dal Consiglio dei Ministri.

Roma -

Il Consiglio dei Ministri ha approvato i disegni di legge che recano il rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2008 e le disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l’esercizio finanziario 2009.

E’ stato anche approvato un decreto-legge che reca disposizioni economico/finanziarie, nonché la proroga di alcuni termini in scadenza previsti da disposizioni legislative.

Con l'art. 17 comma 23 lettera c, viene abrogata la norma (art. 71, comma 3) che aveva ampliato a dismisura (11 ore di "arresti domiciliari" al giorno) le fasce orarie di controllo durante la malattia dei dipendenti pubblici.

Si tornerà così, una volta pubblicato il decreto sulla Gazzetta Ufficiale, alla vecchia disciplina, unica per il settore pubblico e per quello privato, delle fasce dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00.

Viene inoltre abrogato l'art.71, comma 5 che tagliava la corresponsione del salario accessorio nelle assenze diverse dalla malattia, per la quale continua a rimanere la penalizzazione economica ad esclusione del personale delle forze armate, della polizia e dei vigili del fuoco.

Tale disposizione non ha carattere retroattivo, ma gli effetti di questa abrogazione riguarderanno le assenze effettuate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto e, quindi, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Il Governo  fa un notevole passo indietro rispetto ad alcune delle più odiose disposizioni contenute nella legge 133/2008 riguardanti il pubblico impiego eliminando le parti della Legge 133 emanata un anno fa che evidentemente erano le più invise ai lavoratori e che maggiormente avevano trovato eco sulla stampa assatanata nella caccia al dipendente pubblico fannullone, giustificabile solo da uno strumentale attacco alla dignità dei dipendenti pubblici.

Sul fronte dei precari, l'art.17 dai commi 10 a 19 sancisce il principio che Brunetta aveva già definito nel ddl 1167 con l'art.7 e, cioè, che sono stabilizzabili per i prossimi anni solo i precari a tempo determinato con le anzianità di servizio già maturate in base alle previsioni delle finanziaria 2007 e 2008 e con concorsi, a facoltà  dell'Amministrazione, riservati al 100% dei posti per le qualifiche fino alla B; solo il 40% di riserva dei posti per le qualifiche superiori.

In alternativa, sono possibili concorsi aperti per titoli ed esami senza alcuna riserva dove anni e anni di precariato (minimo 3) a tempo determinato o come co.co.co. danno diritto ad una mero punteggio aggiuntivo per i titoli; il tutto, nel rispetto di precisi e stringenti vincoli di spesa e di copertura del turn-over.

Rispetto al testo del ddl 1167 non vi è più la previsione dell'apposito DPCM per la definizione di particolari deroghe e slittano tutti i termini di entrata in vigore delle nuove disposizioni (rispetto alle previsioni dell'art.7 del 1167 che prevedeva il 30 giugno come scadenza): per cui, fino a dicembre 2009, sarà possibile prorogare i contratti in scadenza e stabilizzare in base alla vecchia normativa.

La nuova normativa entrerà in vigore, invece, per il triennio 2010-2012: nel frattempo, sono prorogati anche i termini per le autorizzazioni alle assunzioni relative alle cessazioni del 2007 e 2008.

Sostanzialmente, viene confermato il principio secondo il quale la stabilizzazione è una procedura speciale la cui efficacia viene ridotta nelle quantità (parziale copertura del turn-over e delle risorse per le spese del personale) e che rimane limitata a quanti già in possesso dei requisiti: si escludono, pertanto, tutte le tipologie contrattuali differenti dai t.d., coloro che non hanno già maturato anzianità a tempo determinato, limitando il riconoscimento del precariato delle co.co.co. alla sola valutazione del titolo, escludendo interinali e esternalizzati.

Giudichiamo lo slittamento dei termini un primo risultato delle lotte dei precari fatte con la RdB/CUB in questi mesi, per evitare i licenziamenti e sollecitare le stabilizzazioni.

E’ necessario continuare a chiedere con forza che vi siano vere stabilizzazioni anche per i precari (la maggioranza) che erano già stati esclusi dalle finanziarie del vecchio Governo e dai limiti assunzionali e di percentuali di copertura del turn-over già imposti dall'ex-ministro Nicolais e rafforzati da questo Governo e dall'attuale Ministro.

E'  evidente che questa marcia indietro, nonostante i comunicati trionfalistici di alcune OO.SS., oltre a dimostrare la debolezza di un Governo che emana provvedimenti clamorosi ma, poi, è costretto a rimangiarseli, non sono altro che il frutto della battaglie dei lavoratori che in tutti questi 12 mesi non hanno mai smesso di contrastare, con tutti i mezzi a loro disposizione, una normativa illegittima, che lasciava intravedere anche ampi margini di anticostituzionalità.

Ma è anche evidente che queste modifiche non intaccano minimamente la filosofia alla base del decreto "Brunetta" in attuazione della legge 15/2009; così come, non restituiscono ai lavoratori, nonostante le promesse di CISL e UIL, i tagli al salario accessorio.

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