Le parole del Ministro della Difesa.

Roma -

Le parole del Ministro della Difesa, sull'aumento delle spese militari dall’attuale 0,96% fino all’1,25% del Pil da parte del Governo, non guardano né alla gravissima crisi sociale, alla questione ambientale e al caro prezzi che sta investendo il nostro Paese né all’esigenza ormai conclamata di investire risorse per l’ammodernamento e la messa a norma delle strutture industriali.

 

Quanto affermato dal responsabile del Dicastero è il valore “sulla carta”, poiché in realtà la spesa si aggira tuttora al 2%, considerato che il progetto dell'Euro Fighter, un aereo da caccia che prevede la consegna entro il 2015 di 121 esemplari per un costo di circa 18 miliardi, e il programma Joint Strike Fighter (JSF), il cui costo si aggira intorno ai 4 miliardi, non sono quantificati nel bilancio del Ministero della Difesa ma bensì in quelli del Ministero delle Attività Produttive.

 

Spendiamo oggi 290 euro pro capite, più di quanto non facciano altri paesi comunitari.

 

Le trasformazioni e gli adeguamenti conseguenti al Nuovo Modello Difesa hanno determinato negli anni una progressiva crescita del bilancio della Difesa relativamente ai finanziamenti destinati alle spese militari e ai settori a queste collegate (armamenti e missioni), e un progressivo depauperamento delle risorse indirizzate alle attività di supporto civile e ai settori non direttamente collegati alle missioni all’estero e all’impegno nei teatri di guerra.

 

Con lo scopo di adeguare l’organizzazione alle esigenze del moderno strumento militare e alle risorse disponibili, il processo di profonda ristrutturazione improntato su criteri di riduzione, di presunta razionalizzazione ed ottimizzazione delle attività e dei procedimenti produttivi, di disciplina della mobilità contrattata dei dipendenti civili, di dismissione delle strutture e degli immobili non più utilizzabili ha cancellato la necessità di operare investimenti sul lavoro, sulla messa in sicurezza delle strutture, sulla valorizzazione e riqualificazione professionale del personale civile.

 

Questa Organizzazione Sindacale, da sempre contraria all’aumento delle spese militari e favorevole ad una graduale riconversione al civile delle lavorazioni, considera prioritario far fronte a queste problematiche con proposte di soluzioni concrete e praticabili come base di discussione al tavolo del Ministro della Difesa.

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