"Tagli al personale e vendita delle caserme": questa è la ricetta del generale Biagio Abrate, Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Roma -

Sono tanti ancora gli increduli che, a fronte di un energico riesame organico e alla possibile applicazione dell’art.16 della legge 12.11.2011 n.183 (manovra economica) in tema di “mobilità e collocamento in disponibilità dei dipendenti pubblici" per le Amministrazioni in situazioni di soprannumero o eccedenza di personale, credono o sperano di non essere toccati dallo sconvolgimento finanziario che impone di adeguare il modello Difesa.

 

Saranno ancora tempi duri per il personale del Ministero della Difesa che si troverà a fare i conti con una riduzione del budget di 2,3 miliardi di euro per i prossimi 3 anni.

 

Idee chiare e la ricetta giusta per il gen. Biagio Abrate, Capo di Stato Maggiore della Difesa, che in una intervista al Corriere della Sera dichiara la necessità di «ridurre gli effettivi in misura consistente poiché la voce "personale" assorbe circa il 62 per cento delle spese».

 

Poche quindi le risorse che rimangono per l'esercizio e per l'ammodernamento dei mezzi che una gestione equilibrata dello strumento militare richiederebbe, con una suddivisione prevedibile con il 50% per il personale e il 25% per ciascuna delle altre due voci.

 

Nelle dichiarazioni dell’alto ufficiale, «si prendono in considerazione i tagli che riguarderanno sacrifici a carico del personale non operativo, tipo le strutture di comando e di supporto nelle categorie dirigenziali, direttive e non direttive, con la possibilità di far transitare personale verso altre Amministrazioni, per non dover aspettare la scadenza naturale per la pensione».

 

«Sarà necessario arrivare ad un numero più contenuto di personale civile che lavora per noi. Oggi ammontano a 33 mila. Abbiamo allo studio un'ipotesi per ridurli significativamente».

 

«Stiamo studiando come unificare le strutture delle tre Forze Armate per evitare duplicazioni.

Ci sono settori in cui la collaborazione interforze è già reale, come in campo legislativo e nel settore medico, ma nelle operazioni internazionali dove agiscono insieme reparti delle tre Armi».

 

«Sono state varate le norme che dovrebbero permettere la dismissione delle caserme. Non vogliamo svendere, ma ricavarne una giusta quota. Potrebbero acquistarle i Comuni ma anche i privati».

 

La Difesa è oggi una macchina mangiasoldi, uno strumento con più generali che truppa e più comandanti che comandati, che continua a spendere una montagna di denaro pubblico per foraggiare l'industria militare ma contemporaneamente tagliando le spese per il personale.

 

La reticenza e l’imperante corruzione in questi settori serve a foraggiare la politica e i "lupi" affamati di denaro sporco (vedasi protezione civile, finmeccanica & co.) o tutti i generali in pensione assunti da queste industrie.

 

Non vogliamo sentir parlare di messa in pericolo della retribuzione e del futuro occupazionale.

 

Il giusto equilibrio tra efficienza, risparmio della finanza pubblica e sviluppo industriale è possibile se le scelte politiche e le responsabilità decisionali individuali non tengano solo conto del mantenimento dello “status quo” e degli interessi personali, come la capacità, l’impegno e la professionalità dei dipendenti devono essere tenute in considerazione perché reali e positive.

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