La chiusura dello Stabilimento Militare di Pavia.

Roma -

INFASTIDITI DALLA PRESENZA DEI LAVORATORI E

SECCATI DALLA PARTECIPAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DELLE ISTITUZIONI LOCALI

 

I lavoratori dovranno solo fidarsi, a partire da oggi, dei loro “lontani” rappresentanti sindacali nazionali, mentre sindaci, presidenti e politici locali dovranno “stare al loro posto” e, ai legittimi rappresentanti dei lavoratori (le RSU), viene preclusa la possibilità di partecipare agli incontri che determineranno il futuro dell’ente.

 

Questa è la principale decisione assunta dal Sottosegretario alla Difesa on. Cossiga nell’incontro tenuto il 31 ottobre in relazione alle problematiche degli Stabilimenti di Militari di Capua e Pavia, sotto la forte richiesta di CISL e UIL, nel silenzio assordante di CGIL.

 

Una sorta di timore, forse panico, a rendere pubbliche - quindi non travisabili - le posizioni manifestate dalle OO.SS. nazionali, è il chiaro segno di quanto stiano a cuore le problematiche dei lavoratori a fronte di un ruolo gestionale e decisionale che non può essere messo in discussione.

 

Con semplici, dure, quanto scarne parole l’Amministrazione ha espresso il disinteresse per l’attività lavorativa e ha prospettato l’avvio della discussione sul reimpiego dei lavoratori dello Stabilimento di Pavia.

 

La sola preoccupazione manifestata dalle parti sociali è stata quella di sottolineare il ruolo del sindacato e la salvaguardia dei lavoratori attraverso un piano che tenga conto di tutte le possibilità occupazionali del territorio.

 

La RdB Difesa ha rappresentato l’indisponibilità ad accettare questo “nuovo” metodo di esame delle questioni iniziando dalle conclusioni, che non contempli preventivamente  l’analisi di un piano industriale aggiornato dal quale si deduca, in maniera incontrovertibile, la non strategicità o la non economicità delle attività che vengono svolte nello stabilimento di Pavia.

Abbiamo chiesto nuovamente di fare chiarezza sul ruolo e sull’organizzazione che si intende dare alle Forze Armate nel suo complesso e, relativamente all’Area Industriale della Difesa, la necessità di comprendere il compito e le funzioni della costituenda “Difesa Servizi spa” che dovrebbe avvenire attraverso decreto legge.

 

La nostra richiesta è stata accolta con il risultato, apprezzabile ma non determinante, di prevedere al più presto un’incontro di verifica che riveli in modo incontrovertibile i motivi che hanno indotto l’Amministrazione a dichiarare lo stabilimento di Pavia non più strategicamente necessario.

 

Per cercare con noi di modificare questo processo, riteniamo fondamentale il ruolo dei lavoratori che dovranno impegnarsi nell’invertire questa tendenza a delegare ad altri decisioni che investono il loro futuro lavorativo.

Per quanto riguarda lo stabilimento di Capua, il piano di lavoro dovrà essere oggetto di approfondimento e studio che sembra, anche se ridimensionato nei suoi compiti, avere una speranza di sopravvivenza.

 

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Tutti al gran completo all’ incontro romano di P.zzo Difesa, sulle sorti di Capua e Pavia

 

Come tutti ormai sappiamo si chiude definitivamente la speranza per Pavia di essere considerata struttura industriale utile all’Amministrazione Difesa.

 

Questa è la nuda e pura realtà presentata dal Sottosegretario On. Cossiga, dichiarato soddisfatto dal lavoro e dagli atti ricevuti dallo S. M. E., in considerazione alla più ampia riforma in atto.

 

  • Se per Capua è prospettato un piano di rilancio a garanzia delle 300 unità civili presenti
  • Per Pavia la musica è molto diversa e già definita anche sul piano del reimpiego

 

Non sono bastate, né le rappresentanze sindacali, tanto meno, l’ ampia partecipazione diretta ed indiretta di Istituzioni e Politici del territorio, a cambiare le intenzioni esposte dal Sottosegretario.

 

In uno scenario così definito e preconfezionato, l’ aver ottenuto seppur in extremis il diritto di replica e/o di approfondimento -Tavolo Tecnico-, dove confrontare le ragioni Tecnico Industriali, non può ne soddisfarci, tanto meno restare tranquilli, ma al contrario ora più che mai serve esercitare un massiccio fronte contrario di contenuti e partecipazione, che possa almeno tenere alte le nostre aspettative di difesa occupazionale per la città ed del territorio di Pavia.

 

Noi siamo ancor più convinti oggi, per quanto emerso, senza sorta di interpretazioni diverse, che solo una compagine territoriale forte e sempre più ampia, (senza nulla togliere a Sindaco e Provincia nonché ai vari parlamentari già dignitosamente in campo, e  per questo li ringraziamo) possa, con la diretta partecipazione di ognuno di noi, TUTTI, determinare un diverso indirizzo, che non sia la definitiva dismissione delle attività e/o totale reimpiego, -spesso non garantito e poco dignitoso-.   

 

Da subito invitiamo, senza se e senza ma , ad affrontare i prossimi giorni con il preciso intento di; incaricarci di impegni e significati propositivi, sviluppare un comune senso di partecipazione, ricercare sani stimoli, oggi non più delegabili ad altri, che non siano in primis i lavoratori stessi.

 

PREPARIAMOCI AD UN TAVOLO TECNICO CHE CI VEDA PROTAGONISTI

QUESTA VOLTA TUTTI SOTTO PALAZZO DIFESA SENZA NESSUNA BANDIERE DI PARTE MA

 

 CON  LA PRECISA VOLONTA  DI  DIMOSTRARE  DISSENSO  AD  OSCURE  RITOLOGIE 

 

 

Pavia  02-11-2008                 

 

Il coordinamento aziendale - RdB-CUB P.I.-

 

 

 

 

 

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